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Parole di Passaggio, ovvero... pensieri, riflessioni sulle mie attività quotidiane di giornalista,
con uno sguardo al di là del Cielo
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mercoledì, giugno 29, 2005

Il cuore puro e il cielo di montagna

Rileggo queste parole di Gesù: 

"Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi,adultèri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza.

Tutte queste cose cattive vengono fuori dal di dentro e contaminano l'uomo."(Mt 7, 21-23)

Come diventa importante allora avere un cuore puro, limpido, come il cielo in alta montagna, dove tutte le cose vengono illuminate dalla luce del sole e dove l'aria è pulita e ti accarezza il viso dolcemente: sembra quasi sentire Dio che ti dice: "non temere, sei in buone mani".

L'immagine del banner che si trova su questo blog mi porta a desiderare questa condizione, consapevole della pesantezza del peccato. Non è forse così allora che ci si rende conto del fatto che siamo chiamati all'immortalità ma che abbiamo dei limiti dati dal peccato (l'orgoglio di voler fare senza Dio) che ci impediscono di spiccare il volo in questo cielo terso?

"Ma nulla è impossibile a Dio" (Lc 1, 37)

A noi la fede di credere in questo e la fiducia di aprire le nostre ali anche in assenza di vento.
Solo allora, sperando oltre ogni speranza, scopriremo che da sempre il vento dello Spirito Santo ci ha sostenuti e in un batter d'occhio saremo già in volo verso le terre che Lui ha preparato per noi.

postato da: cyberpanc alle ore 09:07 | link | commenti (4)
categorie: speranza, fede
martedì, giugno 28, 2005

Il dono della pazienza

E' inutile nasconderselo: spesso constatiamo la puerilità di certi nostri atteggiamenti.
Un momento ci sembra che una determinata questione sia di fondamentale importanza e siamo disposti a incapponirci per far rispettare certe nostre pretese inappellabili, poi, lasciata passare un po' di acqua sotto i ponti, ci rendiamo conto che si trattava solo di un capriccio.

Poi ci rendiamo conto che, se non abbiamo perso del tutto il buon senso, mentre ci inalberavamo, la situazione finale non è del tutto irrimediabilmente rovinata, come se la Divina Provvidenza ci sostenesse pazientemente aspettando che il nostro cuore rinsavisca...

Per questo dico che il dono della pazienza è prezioso: soprattutto verso noi stessi. Imparare quindi ad attendere che il nostro ego si calmi e i capricci si sciolgano come schiuma per rivedere "le stelle" e il vero senso della nostra vita.

postato da: cyberpanc alle ore 10:47 | link | commenti (1)
categorie: speranza, fede
venerdì, giugno 24, 2005

Un vero amico

Fra 10 giorni sarò sposato.
Il 3 luglio, alle 16:00 mi sposerò presso la Chiesa del Sacro Cuore di Bologna.

Ho la sensazione di essere entrato in una "corrente del golfo" che mi porterà lontano: il nuovo appartamento, il lavoro pieno di incognite, ma anche di tanto entusiasmo, mia moglie.

La mia anima come sta? Anela di abbracciare sempre più Gesù Cristo.
In questi passaggi cardine della propria vita ci si rende conto di come si è fragili: le sicurezze che ti davano i tuoi genitori fanno posto all'inebriante vertigine di "cavarsela da soli". A volte mi fermo a ripensare a come si stava bene in casa con i propri genitori, coccolato, ben servito...
Poi mi vengono in mente le parole di Gesù "chi mette mano all'aratro e si volge indietro non è degno di entrare nel Regno dei Cieli".

Perchè allora rischiare di perdere il Paradiso per un peccato di pigrizia?
Il futuro è un'incognita? Ho un amico di nome Gesù che mi tiene sempre per mano e mi suggerisce cosa fare.
Le giornate sono piene di scelte imperfette? Abbiamo una mamma celeste (la Madonna) che è subito pronta ad accoglierci a braccia aperte, per portarci tremanti e infreddoliti dal gelo del peccato, verso il suo figlio Gesù, unico sole e Salvatore del mondo.

Sono pronto a sposarmi? Un sacerdote, recentemente, mi ha detto che ogni vocazione, anche il sacerdozio e il matrimonio, sono due salti nella fede.
"Non temete, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo".
Non sono solo! Ho una moglie che mi vuole bene, una famiglia che mi sostiene, degli amici con cui condividere una fede, preziosa più di tutto l'oro del mondo.

Coraggio allora! Avanti!
postato da: cyberpanc alle ore 15:50 | link | commenti
categorie: fede
giovedì, dicembre 30, 2004

Buon Anno a chi?

- A tutti coloro che l'ultimo dell'anno pregheranno per le vittime del maremoto,
- A tutti quelli che si sono sentiti coinvolti in prima persona nei soccorsi alle popolazioni alluvionate,
- A tutti quelli che hanno preso coscienza del fatto che tante famiglie domani sera non festeggieranno capodanno.

Auguro un anno migliore a me stesso, affinchè nell'anno nuovo (ma anche a partire da questo momento) io possa:
- chiedere perdono per tutte le volte che ho pensato solo ai fatti miei,
- chiedere perdono per tutte le volte che ho giudicato le persone uguali o non uguali a me in base a quello che possedevano,
- chiedere perdono per tutte le volte che non ho saputo fare festa con chi ne aveva bisogno,
- chiedere perdono per tutte le volte che non sono stato capace di dimenticare i miei problemi,
- chiedere perdono per tutte le volte che non sono stato pronto ad occuparmi dei problemi degli altri.

Auguro un Buon Anno a tutti voi perchè:
- mi ricordate che ciascuno di noi non è un'isola solitaria,
- aprirsi all'altro, diverso da te, ti apre la mente e il cuore,
- cresca sempre più il desiderio di comunione fra gli uomini,
- un Dio-Bambino è nato, segno di contraddizione, ma salvezza per tutti coloro che credono in Lui.

Buon Anno














postato da: cyberpanc alle ore 19:10 | link | commenti
categorie: speranza, carita, fede
sabato, dicembre 25, 2004

Natale, un fuoco sulla terra

Oggi è Natale,

tutti parlano di pace, di amore.

Speriamo solo di non trasformare questa festa in un dolce ipercalorico e Gesù in un piccolo fratello massone, parlando solo di fratellanza e di pace fra gli uomini.

Il Natale ci viene a dire che dobbiamo prendere sul serio la nostra vita.

"Vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo, ... oggi vi è nato il Salvatore".

Il Salvatore.

Gesù è "Il" Salvatore, e questo avviene in esclusiva. Un bambino nasce, un bambino che è Dio, colui che può tutto.

E si fa bambino: Dio ci sorprende, "le mie vie non sono le vostre vie, i miei pensieri non sono i vostri pensieri".

Dio nasce in una mangiatoia, dove non tutto è profumato, o in ordine. Dio nasce e subito si fa cibo per chi crede in lui.

Gesù ha detto anche parole molto dure: "Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada. Sono venuto infatti a separare

il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera:

e i nemici dell'uomo saranno quelli della sua casa".

Un fuoco è venuto a portare Gesù, un fuoco che svela il segreto dei nostri cuori, un fuoco che si presenta in questo bambino, si fa abbracciare da Maria e adorare dai pastori e dai magi.

Un bambino che darà la vita per ciascuno di noi: quanta tenerezza e nello stesso tempo, quanto dolore attende questo bambino. Eppure mi piace pensare al sorriso di Gesù bambino: il sorriso di Dio, pieno di amore verso tutti noi, peccatori.

Vieni Gesù, vieni nel nostro cuore: accendi quel fuoco sacro dell'amore di Dio, affinchè possiamo riconoscerti in ognuno dei nostri fratelli e servirti con gioia tutti i giorni della nostra vita.

Buon Natale a tutti voi
postato da: cyberpanc alle ore 21:21 | link | commenti
categorie: fede
martedì, dicembre 07, 2004

Il peccato originale e il Paradiso

Da qualche giorno sto raccogliendo le idee per una serie di riflessioni sul Padre Nostro.
Mi interessa condividere con i miei pochi, ma fedeli lettori (chissà quanti siete ;-) una riflessione sui passi della Genesi che descrivono il peccato originale e la cacciata dal giardino dell'Eden di Adamo ed Eva.

Adamo, dopo aver mangiato la mela, si accorse di essere nudo, e così anche Eva.
Adamo che si vergogna della sua nudità e che sente il bisogno di mascherarsi, di coprire le sue vergogne è una creatura che ha provato l'illusione di sentirsi come Dio, ma che ha sperimentato l'inesorabilità dei propri limiti, arrivando ad odiare Dio per non averlo creato perfetto e ad odiare se stesso per il fatto di non esserlo. Da qui nascono tutte le nevrosi anche dei giorni nostri, tutti i peccati peggiori.

Si arriva a maledire Dio perchè il mondo non è come noi lo vogliamo. Quando succede questo vuol dire che abbiamo perso la coscienza della nostra creaturalità. E la grande guerra è fra questa creaturalità limitata e la scintilla divina che risiede nel nostro cuore (siamo infatti stati creati a immagine di Dio). Nel giardino dell'Eden queste due realtà stavano in armonia, perchè l'uomo accettava i suoi limiti e riconosceva Dio come suo Signore e Creatore.

L'orgoglio di voler essere come Dio ci ha trascinati nella palude della autocompiacenza, che si trasforma inesorabilmente (per la sterminata collezione di fallimenti) in autocommiserazione. Allora non si guarda più il Cielo, ma ci si ripiega su se stessi e si costruiscono mondi, che non sono altro che fotocopie riuscite male del Paradiso.

L'accettazione della propria nudità (dei propri limiti, delle proprie imperfezioni) ci guida attraverso la porta stretta dell'umiltà, che vuol dire sentirsi amati da un Altro che ci ha creati. Quando mi sento amato, divengo capace di amare al di sopra dei limiti dell'uomo, e quindi divento capace di perdonare: "Siate perfetti come perfetto è il Padre vostro che è nei Cieli".

Che meravigliosa speranza che ci mette davanti Gesù. Se non ci fosse questa possibilità, non avrebbe neanche detto quelle parole, perchè sarebbe stato come prendere in giro l'uomo. Se ci esortati in questo senso significa che ce la possiamo fare.

Da soli? Cadremmo di nuovo nel peccato originale.
In compagnia di Gesù? certamente. Ogni giorno, in ogni momento pensiamo a Gesù vicino a noi e la vita cambia, all'istante.

Come sempre vi chiedo in questi casi:
provare per credere.







postato da: cyberpanc alle ore 18:06 | link | commenti (1)
categorie: speranza, carita, fede
giovedì, novembre 04, 2004

I meccanismi della menzogna

Un bel titolo, non c'è che dire. Ma proviamo a scrivere qualcosa...

Cose di cui è meglio tacere...
Wittgestein docet. In un dibattito televisivo sul tema "la figuraccia di Buttiglione alla Commissione Barroso" una dei partecipanti (non ricordo il nome) ha detto che "in sede europea ci sono cose che si possono dire e altre che non si possono dire". Wittgestein si riferiva alle cose che non si conoscono, mentre Buttiglione parlava di cose che conosce benissimo: il concetto di peccato, la libertà di coscienza di un parlamentare di fronte a norme che si impegnerà a far rispettare pur non condividendone il pensiero, ecc...

Vox populi, vox Dei
Quando la menzogna vuole far apparire come luoghi comuni certe deviazioni che normali non sono, mira a cambiare il sistema di valori della popolazione. Per esempio non è tanto politicamente corretto dire che dall'omosessualità SI PUO' GUARIRE! Ma noi lo diciamo lo stesso. L'unico rischio che corriamo è quello di essere ignorati da tutti.



postato da: cyberpanc alle ore 12:12 | link | commenti
categorie: fede
sabato, agosto 07, 2004

Ciò di cui non si vuole parlare

Perchè vivere, perchè volersi bene?
Non trovate siano domande importanti, forse così importanti che spesso si finisce per rimuoverle, per evitare di pensare, di pensarci. Alla morte.

Alla TV hanno dato un film con Jack Lemon (con una o due "m"?): "un martedì da Morrie", storia di un professore saggio che, affetto da una malattia incurabile e devastante, insegna a tutti coloro che lo assistono, a morire, ad affrontare la sofferenza, la morte.
Insegna a tutti che ci si "deve voler bene".

Il film finisce con la morte del professore, maestro di vita per tutti i comprimari (un giornalista troppo preso dal suo lavoro, la sua fidanzata stufa di lui, gli infermieri, gli ex allievi, ecc...). Bello, commovente... ma falso!

A poche sequenze prima della fine, il giornalista chiede "ma che senso ha tutto questo?" Il suo vecchio professore gli osserva: tu non hai ancora imparato a dire "addio" alle persone. Vieni qui, abbracciami che ti insegno come si dice "addio" alle persone.
Sequenza strappalacrime, ma falsa! o meglio: monca.
E' quella che in filosofia si dice una "tautologia": ci si deve voler bene perchè ci si deve voler bene.
Ma chi l'ha detto? Cosa me ne faccio di voler bene alle persone se poi scompaiono dalla mia vita, se io scompaio dalla loro vita, se non potremo più parlarci un giorno?
Ritorna la domanda: "che senso ha tutto questo?" C'è qualcosa che posso stringere fra le mani, che non sia un grumo di belle parole dei tanti saggi e "maestri" disseminati lungo la storia e lungo il mio cammino? C'è un'appiglio a cui agganciare questo straccio che è la mia vita, questa storia che non vuole terminare nel nulla o tutt'al più nelle catalogazioni di un letterato (incredibile, ho sogni di gloria anche in questi momenti ;-), o di un archeologo?

Quello che ho visto è uno dei tanti film in cui si affronta il tema della morte, della sofferenza. Ne danno diversi durante il pomeriggio alla TV. Ma dove sta la falsità? Ci si accontenta di sognare la salvezza! Ma si rimuove il prezzo da pagare, la sofferenza di morire a se stessi, che non è una bella poesia, ma la quotidiana "benefica violenza" verso tutto quello che in noi vuole la morte, propria e degli altri.

Stupiti che scriva cose del genere? Freud stesso parla di un istinto di morte che ci portiamo dentro fin dalla nascita, come rivalsa verso un mondo che ci ha staccati dalla condizione sicura e protetta del grembo materno.
Ma qui intendo anche un'altra cosa: il peccato! Ah... che barba! torniamo a parlare di queste favoline da catechismo!

Certo che torno a parlare di queste cose, altrimenti che fine fa il libero arbitrio? Che bello: ci piace il libero arbitrio, ma non siamo disposti ad accettare l'altra faccia della medaglia! Il libero arbitrio c'è quando siamo capaci di distinguere il bene dal male. Se togliamo il concetto di peccato e di male, che libero arbitrio ci rimane?
Ma cos'è bene e cos'è male?
Ma perchè dobbiamo distinguere il bene dal male? Solo per permettere una sana convivenza civile? Solo per un dovere civico?
E chi ci dice ciò che è bene e ciò che è male? Ma ancora: chi me lo fa fare di seguire il bene e il male se poi tutti i miei sforzi si infrangono contro la morte?

"Ma che brava persona che è stata in vita, sarà ricordato come un santo!" Quante volte abbiamo sentito parlare in questi termini di uno che non è più fra noi, vero? Ma cosa pensate che gliene freghi a quella persona ora del nostro ricordo? Lui, come persona, come essere unico e irripetibile, cosa se ne fa del nostro ricordo una volta che il suo corpo è diventato pasto per i vermi!?!?

A questo punto molti si voltano dall'altra parte e dicono "ma che linguaggio sgarbato che usi!" Come se parlare della realtà delle cose fosse una sgrammaticatura. E' questa "educazione" che mi inquieta: è un'educazione che addormenta l'umanità che c'è in noi; la fisicità del nostro rapporto con la vita richiede una sicurezza tangibile, un punto dove agganciare la propria vita.

Oggi non si parla più della morte, della sofferenza perchè non è "buona educazione". Ma non della morte cruenta, delle stragi (quelle si osservano fin nei minimi particolari e si ripropongono al TG fino alla nausea). Non si parla più della morte silenziosa, nelle corsie bianche e ovattate degli ospedali, nelle stanze arredate di ricordi di un appartamento in periferia. Non si parla delle sofferenze dei genitori, mentre accudiscono un figlio con gravi malformazioni; delle madri in pena per i figli e le figlie sperdute nella jungla del mondo contemporaneo.

Eppure la strada della salvezza passa da lì, per tutti, per chi soffre e per chi accudisce. Ma anche queste persone si chiedono "che senso ha tutto questo?"
Ebbene, in questo film si tace del senso ultimo delle cose, del volersi bene, dell'amare anche chi ti provoca sofferenza, dell'impotenza di fronte alla malattia devastante che ti porta via i tuoi cari.

Si dice "partire è un po' come morire". Aggiungo io il contrario "morire è un po' come partire". Ma verso dove? Verso CHI?

Oggi si ha paura di nominare Dio. Ci si è illusi di fare a meno di Lui.
Eppure Lui è lì, nel sofferente, nel figlio malato, nel nonno che critica tutto quello che fai per lui.
E' lì e aspetta. Aspetta che tu apra gli occhi alla realtà e che ti siedi sul ciglio della tua vita per un attimo. Aspetta un tuo sguardo sincero sulle cose, sui tuoi desideri non soddisfatti, sulle tue paure profonde. Aspetta come un amico fedele, con fiducia, perchè Lui c'è sempre, sempre accanto a te. Anche quando non te ne accorgi, quando pensi ad altro, Lui è lì.

Ma Lui è un altro, non sei te stesso! Non è un ologramma della tua personalità migliore. Lui è un'altra Persona, con i suoi pensieri, che non sono i tuoi pensieri; con i suoi sentieri, che non sono i tuoi sentieri.

Lui è lì. Dove? Nel silenzio della tua camera, nel tuo cuore, in una Chiesa, nel Santissimo Sacramento.
"Ma dai! non tirarmi fuori queste menate! Figurati se io mi metto ad andare in Chiesa!"
Fai quello che vuoi.
Sei libero di fare quello che vuoi.
Ma Lui è lì che ti aspetta, sempre.

Tu entri, ti siedi, guardi verso l'altare e non sai dire una parola. Non ti ricordi più come si fa a pregare. Non importa.
Tu stai lì e Lui è davanti a te, che ti aspetta. Non vedeva l'ora di rivederti e di abbracciarti. Ha voglia di stare con te, di condividere con te quello che ha da darti.

"E cosa mi può dare Dio?"
Leggiamo cosa ha detto:
"Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita" (Gv 8, 12)
"Io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza. Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore." (Gv 10, 10-11)
"Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla." (Gv 15, 5)

Dove sta Dio in quel film che ho visto? Nel sofferente. Chi l'ha riconosciuto fra gli altri protagonisti del film? Nessuno.
Chi riceverà questo messaggio (Dio è nel sofferente e la sofferenza accettata come dono di Dio porta alla Risurrezione e alla vita eterna)? Nessuno di coloro che hanno visto il film, a meno che non abbiamo già fatto esperienza per conto proprio di questa verità di fede.

Ma allora qual'è il messaggio del film?
L'uomo basta a se stesso.
E voi ne siete veramente convinti? Forse quando vi renderete conto di dover dipendere da altri per fare anche le minime cose di tutti i giorni, allora vi renderete conto che l'uomo non basta a se stesso, ma ha bisogno di un Altro che lo aiuti.
Ecco come Dio ci lascia liberi: possiamo anche rifiutare il suo aiuto, ma perdiamo l'aggancio dove appendere la nostra vita.
Vi dona libertà questo pensiero?
Benissimo: siete liberi di fare come credete, finchè state bene e potete navigare nei vostri sogni. La realtà è diversa: più piena, più intensa se vissuta con uno scopo chiaro e preciso, con una méta che va oltre la morte.

Un fraterno abbraccio a tutti
Emiliano






























postato da: cyberpanc alle ore 18:52 | link | commenti (1)
categorie: speranza, carita, fede
sabato, giugno 26, 2004

Vivere felici vuol dire imparare a nuotare

Soprattutto quando si sperimenta il buio, abbiamo la possibilità di fare il salto di qualità verso la salvezza.
Non è un linguaggio criptico, il mio, ma una constatazione derivante dall'esperienza.

Può capitare a volte di non sapere dove sbattere la testa, di non vedere dove la vita ti sta portando. La maggior parte delle volte si cede alla corrente e ci si lascia trasportare, ma come si conviene anche quando si naviga lungo un fiume, bisogna imparare a stare a galla: la corrente ci porta comunque avanti, ma dobbiamo arrivarci vivi alla foce e non morti annegati.

Ma come avviene che si impara a nuotare? Fondamentale penso rimanga il pensiero che alla fine c'è la foce, la libertà e la salvezza. Quando si è a bagno nelle acque di un fiume è più logico pensare che si arriverà prima o poi alla foce; quando il fiume in questione è quello della vita, si rischia spesso di perdere la fiducia nell'esistenza di questa foce.

Il buio a cui accennavo in partenza riguarda i momenti in cui, esausti, rischiamo di smettere di nuotare, e preferiamo affidarci alla corrente senza prevenire eventuali disastri. Questo succede anche perchè a volte il peso delle nostre zavorre si fa eccessivo. Ecco allora la fede in Colui che nonostante la nostra iniquità, è in grado risollevarci sempre, in ogni momento: Gesù.

Ma come percepisco la Sua presenza? Come posso smentire la gente che continua a dirmi che è una favoletta per bambini? Una frase stessa di Cristo dovrebbe farci riflettere: "Ti ringrazio, o Padre, perchè hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e le hai rivelate agli umili".

Che mistero allora la vita, un mistero carico di luce; di tribolazioni, ma anche di tanti piccoli, ma importanti segni della Provvidenza che ci rivela l'eterno amore di Dio. Egli non ci abbandona mai, mai! Allora bisogna riscoprire la preghiera e ringraziare anche quando le cose vanno male: funziona, sempre, credetemi!


postato da: cyberpanc alle ore 21:58 | link | commenti (3)
categorie: speranza, fede
martedì, giugno 15, 2004

Lo sbandamento dei giovani cristiani


di Eugenio Corti

(inizio 1970, ma ancora attuale!!!)

Un articolo di padre Enrico Bartolucci apparso nell'ultimo numero (gennaio 1970) della rivista comboniana Nigrizia, ha richiamata la mia attenzione su un libro di argomento missionario, recentemente pubblicato da una casa editrice cattolica. Mi sono procurato il libro, che ha per titolo La lezione dell'Uganda. Come padre Bartolucci scrive, i missionari vi sono accusati di essere stati (e per quanto possibile di essere tuttora) schiavisti, razzisti, colonialisti, amici degli sfruttatori, ed altro ancora. Non vado oltre per evitare al lettore l'irritazione che ho sperimentato io. Alla fine s'impone la domanda: perché gli autori, che si professano cristiani, e si definiscono "un gruppo di giovani universitari, o da poco usciti dall'università" (p. 9) hanno scritto simili cose?

Appunto a questa domanda vorrei cercare di rispondere, non sembrandomi giusto che i missionari siano lasciati soli a difendersi, e a difenderci, da imputazioni infamanti che investono tutta la Chiesa.

A me sembra che quei giovani autori - sebbene in buona fede si reputino cristiani, e anzi finalmente, dopo duemila anni, veri portatori di Cristo al mondo in realtà si sono nel loro intimo lasciati permeare da una cultura anticristiana ben individuabile: quella che risale all'illuminismo, nella sua attuale versione marxista. Dal marxismo essi hanno preso oltre ai concetti anche la terminologia: perciò nel loro libro non parlano mai di peccato originale, e invece continuamente di "alienazione" e di "contraddizione"; e se per caso gli esce dalla penna il termine "peccato", si affrettano (come a p. 14) a stabilirne l'equivalenza con lo "sfruttamento" e col "capitalismo". Della missione in particolare essi hanno un’idea non già evangelica ("euntes docete"), ma classista: cioè della base (in conclusione il proletariato, il vero Messia) che insegna tutto a tutti. Lo si veda a p. 9: in sostanza le popolazioni dovrebbero insegnare all'apostolo, il gregge guidare il pastore. Potremmo fare anche altre citazioni analoghe.

Quanto al comportamento pratico di quei giovani, lo stesso padre Bartolucci - che li ha potuti osservare in Africa - ce lo descrive mentre svolgevano la loro indagine: "Nell'estate 1967 dieci studenti e un sacerdote del gruppo vennero in Uganda e visitarono per un mese le missioni comboniane del nord, discutendone i problemi tra di loro e, qualche rara volta, anche con i missionari". Difficilmente si potrebbe tracciare in modo più appropriato un bozzetto di comportamento marxista... Con la conclusione: "È evidente che i giovani autori avevano già imbastita la 'lezione' che volevano ammannircì prima ancora di andare in Uganda. In Uganda ci sono andati per comprovare le tesi già stabilite a tavolino nelle assemblee giovanili".

E, puntuale, il comportamento dei teorici marxisti grandi e piccoli: chi conosca anche solo superficialmente le vicende russe dell 'ultimo cinquantennio, sa che tale atteggiamento non cambia neppure qilando quei teorici vedono le loro teorie clamorosamente smentite dalla realtà: se la storia non si adegua alla dottrina, essi non pensano affatto che si dovrebbe correggere la dottrina: correggono la storia, o quanto meno i libri di storia, inzuppandoli di menzogne. L'hanno fatto parecchie volte. (A guardar bene anche gli autori de La lezione dell'Uganda hanno fatto qualche 'correzione' simile: che altro sono in fondo quelli che il p. Bartolucci chiama con indulgenza 'errori', come la dichiarazione, a p. 120, che il salario dei lavoratori ugandesi è di tre sterline l'anno, mentre in realtà chi lavora ad esempio per il governo percepisce sei sterline il mese? O la dichiarazione, più volte ripetuta, che gli inglesi si appropriarono delle terre migliori, quando in realtà, essendo l'Uganda un protettorato, gli inglesi per legge non poterono possedervi terre? E la falsa affermazione dell'imposizione agli ugandesi di una monocultura agricola? Così dicasi per diverse altre disinvolte 'correzioni della realtà presenti nel libro).

Noi riteniamo di poterci spiegare perché quei giovani autori siano arrivati a mescolare il marxismo col cristianesimo. Una delle più gravi mancanze di noi cattolici, negli ultimi anni, non è stata forse l'abbandono dell 'impegno culturale? Certe nostre pazzesche smobilitazioni, cui si accompagna il crescente disinteresse dei mass media cattolici verso i pochi fra noi che continuano, sempre più solitari, a lottare contro le culture anticristiane, si tratti di illuminismo vecchio stampo o di marxismo. In seguito a ciò nel campo della cultura - come anche, a livello più terra terra, dell'informazione - i giovani non sentono ormai quasi altro che discorsi non cristiani. Inoltre, specialmente i più giovani, finiscono con l'ignorare il fallimento - indubbio e pieno - del marxismo (nonostante l'attuale potenza militare di Russia e Cina) là dove sì è tentato di realizzarlo.

Per questi ragazzi le loro marxistiche scoperte costituiscono qualcosa di nuovo e vitale, e quindi d'esaltante. Esaltante al punto che gli pare implicito debbano riuscire tali anche per i missionari che le udranno da loro, anche se si rendono conto (come scrivono a p. 13) che "un gran numero di missionari si sentiranno oggetto di violenza e dovranno... vedere come la loro opera è stata troppo spesso e per troppi lati non distinguibile dall'azione di regimi sfruttatori e schiavizzanti". Da questo libretto dunque dovrebbe venire illuminazione a "un gran numero di missionari". Gli autori non sospettano che l'analisi illuminante cui sono arrivati è vecchia e risaputissima, in quanto deriva dall'analisi leninista dell'imperialismo, risalente all'ultimo periodo di Lenin, quando ormai il vecchio, spietato ideologo aveva cominciato a dar di testa nel fallimento delle teorie sue e di Marx. Appunto perché non aggiornati, questi ragazzi insistono ancora tanto sul termine "contraddizione", ignorando che quel termine, molto in auge agli inizi, è poi fortemente scaduto nella terminologia marxista da quando Crusciov ha constatato che nelle società socialiste le "contraddizioni" non scompaiono affatto. (Stalin aveva anzi implicitamente riconosciuto che esse si incrementano, allorché aveva formulata la sua famosa teoria: "Quanto più ci si avvicina alla costruzione del comunismo, tanto più la resistenza dei nemici interni alle società socialiste aumenta": che è in fondo una delle tante confutazioni del marxismo da parte della realtà.)

Noi non possiamo soffermarci qui, se non brevissimamente, sull'incompatibilità tra cristianesimo e marxismo-comunismo. Per quest'ultimo l'uomo - che è solo materia, e non ha altro Dio all'infuori di sé - si riscatta instaurando determinati rapporti sociali nella produzione dei beni materiali, nonché esercitando una determinata meccanica di violenza sulle classi sociali corrotte dai precedenti rapporti di produzione sbagliati. Ovviamente tale visione respinge il peccato originale e la conseguente corruzione della natura umana. (In realtà, per chi sappia vedere, proprio l'esperienza comunista ha portato nel nostro tempo a una grande riscoperta storica del peccato originale: a causa infatti della natura dell'uomo che si è mantenuta corrotta nonostante tutti gli adempimenti prescritti dalla dottrina, nelle società socialiste non s'è verificata una sola delle condizioni che dovrebbero caratterizzarle. Per la persistente criminalità non vi si è potuta abolire la polizia, né, per la persistente brama di potere, la burocrazia, né a causa del persistente egoismo individuale, si è avuta la parificazione degli stipendi, né, per l'egoismo nazionale, l'abolizione degli eserciti, neppure nei rapporti tra gli stati socialisti.)

Respingendo, come s'è detto, il peccato originale, i marxisti-comunisti fanno risalire alle 'classi sfruttatrici', la responsabilità della miseria, dell'ignoranza, della corruzione e quasi di ogni male umano: per questo fomentano e scatenano metodicamente contro quelle classi il loro odio messianico, che tanti milioni di morti ha già prodotto: "l'odio, il nobile odio proletario, il principio d'ogni saggezza" (Lenin). È chiaro che non può esserci composizione tra il cristianesimo, che è amore, e tale odio.

L'incompatibilità tra cristianesimo e marxismo appare del resto anche nel comportamento dei nostri giovani autori, i quali dopo aver dichiarato cristianamente (p. 146): "il rapporto che intercorre tra i convocati alla comunione è la carità, in questo senso la missione rappresenta lo spazio creato dalla carità", come pronta dimostrazione di carità rivolgono ai missionari le accuse infamanti che abbiamo elencato.

Mi si potrebbe a questo punto chiedere se anch'io non stia peccando di poca carità verso quei giovani. Francamente non ho tale preoccupazione. Oltre tutto se anche qualcuno di loro leggesse queste righe, non verrebbe neppure sfiorato dalle loro argomentazioni. È infatti comportamento automatico dei marxisti un vero riflesso condizionato incasellare nel proprio cervello, in una delle tante disponibili categorie di "reazionari", chiunque confuti la loro dottrina. Trasformato così l'interlocutore in una etichetta, non ne possono più prendere in considerazione gli argomenti: cosa potrebbe dire di sensato un'etichetta?

Resterà da vedere fino a che punto questa confusione di cristianesimo e marxismo prenderà piede fra noi, che incidenza essa assumerà. E con che danno per la Chiesa... Che un tale fenomeno abbia luogo dopo il pieno fallimento sul piano storico del comunismo, dalla Chiesa fino a ieri coraggiosamente e con tanti sacrifici combattuto, è paradossale fino alla strazio: e tuttavia oggi siamo a questo...

Vorrei porre da ultimo una domanda d'ordine pratico ai missionari: se ritengano un bene per le Chiese africane accogliere in visita simili contestatori, i quali si adoperano a riempire anche in Africa la testa della gente coi loro errori d'accatto. A me non sembra che a quelle giovani Chiese giovi discutere e disquisire con questi sedicenti illuminatori, mentre i pastori più solerti delle Chiese stesse si dimostrano molto preoccupati per ciò che sta accadendo in Europa. Ho qui davanti le parole del vescovo africano mons. Yungu di Tshumbé nel Congo (su Mondo e Missione - gennaio 1970, p. 13): "Dalle informazioni che ci giungono in Africa, abbiamo l'impressione che l'Europa stia distruggendo quanto ha sempre venerato, per venerare quanto ha distrutto...

La logica vorrebbe che anche noi ci impegnassimo nella contestazione, ma ben più radicale. Si tratterebbe infatti di mettere in discussione la nostra appartenenza a quella Chiesa propostaci dall'Europa, e nella quale l'Europa stessa comincia a non credere più...". Conclude: "Solo vorremmo che qualcuno pensasse all'angoscia e alla sofferenza che questo stato di cose causa a molti cristiani del Terzo Mondo".

Per quanto concerne noi laici (lasciando ai pastori i loro compiti) a me sembra veramente tempo che si esca dall'inerzia in cui troppi di noi sono entrati da alcuni anni, e ci si impegni di nuovo tutti insieme in un energico e serio lavoro culturale. Non vedo altro modo per mettere fine allo sfascio in corso.

© Eugenio Corti, Il Fumo nel Tempio, ed. Ares, Milano, p. 9.
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