Tutti ne parlano e solo pochi lo hanno visto nella versione definitiva.
Leggete una recensione tradotta in italiano.
Il vangelo di oggi parla della regola d'oro:
"Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e il vostro premio sarà grande e sarete figli dell'Altissimo; perché egli è benevolo verso gl'ingrati e i malvagi.
Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro.
Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato; date e vi sarà dato; una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio".
Poco prima Gesù la enuncia chiaramente: "Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro".
Domanda: pensate che questa regola possa essere identificata come un principio morale comune a tutti gli uomini, al di là delle religioni, delle culture diverse? Se vi interessa ho trovato anche un interessante saggio in merito, sul sito di un'università americana.
I commenti sono molto graditi, anche perchè è un tema che riguarda tutti, credenti e non credenti.
Passeggiate per strada incontrando tante persone, solo di sfuggita. Quasi sempre non si dà la benchè minima importanta a questi fugaci incontri di sguardi lungo i marciapiedi delle nostre città. Eppure è proprio in questo ambiente metropolitano che abbiamo la possibilità di rinforzare la sicurezza in noi stessi. Quello che dico non è una favola, è il risultato di esperienza personale, stimolata dalla lettura di preziosi suggerimenti di psicoterapeuti.
La zona pubblica, quella in cui ci troviamo quando siamo per strada, quando incontriamo persone al supermercato o dentro un ascensore, è quella zona della nostra esistenza nella quale non si può pretendere di estraniare le nostre confidenze più nascoste (avete mai visto una persona che passando per strada ferma gli altri e si mette a raccontare dell'ultima litigata che ha fatto con il suo o la sua consorte?). Si tratta di una zona fatta di incontri velocissimi, di sguardi, di gesti di cortesia, dove non serve arrabbiarsi se il tipo che guida la macchina davanti a noi non si decide a passare all'incrocio. Nella zona pubblica non dobbiamo prendere le cose come fossero questioni personali: non conosciamo nessuno e nessuno può mettersi in testa di perdere tempo ad ascoltare le nostre faccende personali.
Eppure, se mandiamo segnali positivi, un sorriso, un gesto di cortesia, è molto facile ricevere in cambio un altrettanto gesto di cortesia, un sorriso, un grazie. Come fare per sentirsi a casa nella zona pubblica? Moltiplicare a dismisura queste occasioni di interazione con le persone, senza essere troppo invadenti, ma con un atteggiamento positivo e assertivo.
Vi sembra tutto troppo artefatto? Diciamo allora che tutti dovrebbero imparare che il gioco della vita ha a suo fondamento una serie di regole che non sono imposte, ma che emergono naturalmente dalle relazioni interpersonali. Queste regole sono diverse se ci troviamo a passeggiare per strada, con degli amici oppure a casa nostra in compagnia della nostra famiglia.
Nella zona pubblica basta sorridere e accettare di ricevere sorrisi per sentirsi "a casa", al posto giusto nel momento giusto. Provare per credere. E bisogna provare, non basta sapere che potrebbe funzionare. Così forse si imparerà che per crescere bisogna fare esperienza di relazioni interpersonali e non conta molto chiudersi nel proprio mondo dei sogni. Coraggio, allora: c'è un mondo là fuori che aspetta solo di ricevere i vostri sorrisi e di ricambiarvi con altrettanti gesti di cortesia e di considerazione.
Un saluto a tutti voi che siete passati di qua.
cyberpanc
Passi gli occhi sulle pagine che ti scorrono davanti e come uno straccio di panno, raccogli la polvere di parole perdute che forse hanno avuto il merito di far risuonare qualche corda del tuo cuore o semplicemente sono entrate nelle cavità della tua caverna nascosta, rincorrendosi fra le pareti della tua mente.
Ma tu chi sei lettore? ...Per scorrere impunemente le pagine con il tuo mouse vorace, senza fermarti un poco a meditare, a guardare i bordi colorati, le scritte luminose, i pensieri che urlano la loro voglia di essere famosi, riconosciuti, apprezzati? Urlano sottovoce: l'unico rumore che fanno è quello dei tasti premuti in rapida successione, come rapidi sono i movimenti dei tuoi occhi.
Io non ti conosco lettore mio, ma bramo di fermarmi con te, sul ciglio di questo mondo e perdere un po' di tempo senza fare null'altro che guardare le formiche correre ordinate ovunque, mentre le nuvole, senza fretta, passano sopra di noi e sorridono salutando il sole che ci illumina il volto.
Buona notte, buona giornata, lettore.
Ovunque tu sia, in qualunque ora tu leggerai questo testo, il mio abbraccio e la mia stretta di mano è per te. Per un amico o un'amica che ha condiviso con me un passaggio, una parola, un sorriso, e poi forse... ognuno per la sua strada, forse per sempre, ma con un passaggio, una parola, un sorriso in più... nel cuore, per sempre.
Ricevo via email e pubblico per riflettere sul dono della vita:
COM’E’ BELLO MORIRE...SE HO AMATO
Com’è bello morire a quarant’anni... se ho amato!
Com’è bello morire a trent’anni... se ho amato!
Com’è bello morire a settant’anni... se ho amato!
Com’è bello morire ad ottant’anni... se ho amato!
Com’è bello morire a vent’anni... se ho amato!
Com’è bello morire a dieci anni... se ho amato!
Com’è bello morire persino appena nati,
anzi!
perché a quell’età
ed a soli pochi anni dopo
tutto è Amore!
Ma non a tutti è dato
d’esser destinatari senza merito
dell’incommensurabile dono
che è la Vita!
E tu bimbo che non sei mai nato!?
Si, anche per te,
morto senza colpa di alcuno
o specialmente se ucciso
o morto per volontà altrui,
per te è riservata la predilezione
del Padre Celeste,
perché ti è stata negata la gioia
di vedere la luce del sole!!!
* * *
Longiano - Cesena, 14 Gennaio 1998
E' l'ora della pubblicita'
... Se si fanno coraggio anche questi due, come non farci coraggio tutti noi, insieme e vicendevolmente?
(era troppo simpatica questa foto per non metterla sul blog, non credete?)

Quando i sentimenti non sono tutto...
Più che ai sentimenti, mi riferisco alle sensazioni. Oggi tantissimi fanno attenzione alle sensazioni: la musica trasmette emozioni, sensazioni. Quello che si cerca in un rapporto anche di coppia sono le piacevoli sensazioni di complicità e le emozioni travolgenti.
Ma forse un buon rapporto di coppia non si basa solo sulle emozioni travolgenti, ma anche sulla passione verso l'altro, continua, duratura e animata da un lavoro di "cesello" soprattutto su se stessi, per far sì che le due forme, la mia e la tua, combacino sempre di più.
Forse bisogna imparare a guardare tutti e due dalla stessa parte, verso il futuro con l'idea di costruire qualcosa di duraturo e di bello, ma sempre con i piedi ben piantati per terra.
Ma per fare questo è necessario affidarsi a Qualcuno che sta più in alto degli uomini... E questo, molto spesso, la gente lo dimentica.
Quando la paura non è mai troppa
(dialogo con la propria immagine del "Pauroso")
Pauroso: stai attento, non fare passi azzardati!
Adulto: Non so cosa fare, mi trovo in una situazione di stallo.
Pauroso: E' per questo che ti avverto: stai attento a fare passi azzardati, potresti pentirtene amaramente.
Adulto: Certo che quando ti ci metti sei veramente incombente! Sono qui che sto cercando di razionalizzare il problema e tu ti metti sempre in mezzo con le tue paure.
Pauroso: ma i miei avvertimenti li faccio perche' voglio il tuo bene. Devi stare attento a fare mosse azzardate, perche' non sai che cosa puo' succedere.
Adulto: mi trovo in una situazione simile ora. Devo dire una cosa importante per me ai miei genitori, ma ho paura che loro non l'accettino e mi rimproverino di essere il solito immaturo, quello che non sa badare a se stesso e che si fa menare per il naso dal primo venuto.
Pauroso: queste tue paure sono dei campanelli di allarme giusti! Il solo modo di far contenti i tuoi genitori e' quello di non fare cose che possano mettere in discussione il tuo rapporto con loro.
Adulto: ma qui non si tratta di mettere in discussione il rapporto con i miei genitori, qui si tratta di renderli partecipi di una cosa bella che sto vivendo.
Pauroso: Ma questa notizia rischia di mettere a repentaglio tutta la fatica che hai fatto in questi anni per creare con loro un rapporto sufficientemente sereno... E poi sei sicuro che sia meritevole di essere raccontata ai tuoi genitori questa cosa? Non si tratta forse di un'infatuazione passeggera?
Adulto: Beh, credo che se sapro' fornire valide motivazioni, i miei genitori sapranno apprezzare questa mia notizia.
Pauroso: e tu pensi che tuo padre stara' ad ascoltare le tue ragioni? Non fara' come al solito la predica dicendo le solite cose? Tu vuoi evitare questo vero?
Adulto: diciamo che mi metterebbe in forte imbarazzo e mi sentirei non OK, avrei un calo considerevole anche di autostima senza dimenticare che mi verrebbe da arrabbiarmi e allora rischierei di mettere tutto in discussione.
Pauroso: bravo, e' proprio quello che voglio evitare con i miei consigli, perche' tu vuoi evitare di sentirti non ok, vero? Allora basta solo che tu non faccia menzione di questa cosa con i tuoi e loro continueranno a vederti come ti hanno sempre visto, togliendo cosi' occasioni di prediche e problemi.
Adulto: ma se continuo ad andare avanti cosi', non mi sentiro' mai libero di esprimere i miei sentimenti e agire di conseguenza.
Pauroso: ma finche' ci saranno i tuoi genitori non credo sia possibile fare tutto quello che vuoi.
Adulto: ma qui non si tratta di fare "tutto quello che voglio"! Mi devo pur sentire libero di poter decidere le cose importanti della mia vita!
Pauroso: ma questo rischia di metterti contro i tuoi genitori.
Adulto: Ma se non faro' vedere quali sono i miei veri sentimenti e non faro' presente quali sono le mie decisioni importanti, finira' che loro continueranno ad avere un'opinione parziale di me.
Pauroso: Ma siamo ancora a quel punto. Desideri veramente caricarti di tutto lo stress che potra' esserci in seguito a un disaccordo con i tuoi genitori?
Adulto: Ma tu parli di una cosa di cui non sei neanche tu sicuro.
Pauroso: ma lo sai anche tu che quasi al 100% ho ragione, non e' vero?
Adulto: ma tu hai detto che questi consigli me li dai per il mio bene, non e' vero?
Pauroso: certamente!
Adulto: allora mi spieghi come mai io non mi sento bene all'idea di tacere queste cose con i miei? Diciamo che sul momento posso cullarmi in una qualche sicurezza, ma poi sento come se avessi mancato un appuntamento, oppure avessi trascurato una cosa importante per me con il rischio che alla fine poi finisco per sminuire le cose importanti per me e non mi concedo mai di provare la soddisfazione di fare quello che mi sento.
Pauroso: ma bisogna sempre essere sicuri il piu' possibile prima di muoversi.
Adulto: a me sembra che tu confondi il fatto di prendere il maggior numero possibile di informazioni per decidere con responsabilita' con una scusa per evitare di prendere decisioni.
Pauroso: Io ti do questi consigli perche' so che in te c'e' la paura di perdere i tuoi genitori.
Adulto: anche qui mi sembra che tu confondi la paura generale di perderli (al pensiero per esempio della loro morte) con la paura di perdere l'atmosfera fanciullesca e di protezione che ti danno i tuoi genitori.
Pauroso: io so che tu hai anche paura del rischio che comportera' essere responsabile delle tue azioni e delle tue decisioni.
Adulto: ma qui non devo mica decidere della mia vita o della mia morte!
Pauroso: ma quando si comincia poi gli altri si aspettano che tu sia sempre all'altezza della situazione e allo ra scoprirai che non e' possibile essere sempre presneti e responsabili fino in fondo. Allora succedera' che gli altri ti faranno pesare le tue passate decisioni e allora ti sentirai perso.
E' per questo che ti sto mettendo in guardia.
Adulto: ma credo che nessuno a questo mondo possa dire di aver sempre preso le decisioni giuste tutte le vote.
Pauroso: ma se eviti di esporti cosi', eviti poi anche di fare errori.
Adulto: ma se non mi espongo mai, evitero' sempre di imparare come si fa a prendere decisioni giuste. Le decisioni giuste si impara a prenderle prendendo delle decisioni e accettando le conseguenze (buone o cattive) che ne derivano.
Pauroso: sono belle parole, ma sai che e' molto difficile.
Adulto:... Del resto cosa hanno mai fatto di diverso i miei genitori? Hanno preso delle decisioni e ne hanno accettato le conseguenze, bello o brutte che erano.
Pauroso: ma loro hanno maggiore esperienza!
Adulto: Ma come pensi che si siano fatti questa esperienza? Attraverso tutte le decisioni che hanno preso, facendo tesoro di quelle giuste, ma anche degli errori.
Pauroso: se non avessero preso tante decisioni, avrebbero fatto sicuramente meno errori!
Adulto: ma avrebbero sicuramente meno esperienza di quella che ora hanno. E siccome mi rendo conto che l'esperienza e' molto importante, voglio anche io cominciare a prendere delle decisioni importanti per la mia vita.
Pauroso: attento, che una volta che hai preso uqelle decisioni non puoi piu' tornare indietro!
Adulto: e chi parla di tornare indietro! Qui bisogna andare avanti con gli occhi bene aperti, sapendo che una decisione non e' mai per sempre (se non in particolari situazioni), ma e' sempre perfettibile e verificabile nel tempo.
Pauroso: ma cosi' perdi la sicurezza che ti hanno sempre dato i tuoi genitori!
Adulto: ma se i miei genitori venissero a mancare domani, io mi troverei spiazzato, oltre che profondamente addolorato, perche' non ho fatto pratica di responsabilita' quandoloro erano ancora in vita e mi potevano consigliare.
Se mai dovesse succedere, farei molta piu' fatica a educarmi alla responsabilita' perche' non avrei dei modelli vicini a me con cui confrontarmi.
Pauroso: Tu sei il solito irresponsabile! Non mi stai mai ad ascoltare!
Adulto: come mai ti sei trasformato in Brontolone? Guarda che io ti rispondo cosi' perche' sto raccogliendo sufficienti elementi che mi portano a pensare che non avverra' alcuna tragedia irreparabile, ma faro' scoprire una parte di me che i miei non conoscono ancora bene.
Pauroso: E perderai, vedrai che ho ragione io!
Adulto: ma come, mi dici che perdero' ancora prima di cominciare a giocare? Pensi che gli sportivi, se vogliono vincere una qualche gara ragionino come ragioni tu? Se entrassero in campo gia' con la convinzione che perderanno, non ci sarebbe piu' storia.
Pauroso: A volte e' meglio che si tronchino queste storie fatue prima di cominciare a soffrire troppo.
Adulto: ma se non si prende parte al gioco e non si fatica, non si ha nessuna possibilita' di vincere. E poi, come si dice "l'importante e' partecipare, non e' vero?"
Pauroso: guarda, e' inutile parlare con te, tanto non mi ascolti piu'.
Adulto: non ti ascolto piu' perche' ho capito che tu non tieni presente le mie esigenze di persona, il mio bisogno di diventare esperto della vita, ma sei solo preoccupato che non faccia brutte figure o perda quello che ho.
Ma se quello che mi aspetta dalla vita la' fuori e' molto piu' entusiasmante di tutto quello che ho vissuto finora, perche' non posso provare a giocare? Tanto quello che ho non lo perdo, stai tranquillo.
Pauroso: Ed è proprio qui che sbagli! Andra’ a finire che perderai tutte le sicurezze che avevi prima.
Adulto: Sbaglio, oppure eri tu quella vocina che mi dicevi di non salire sulla bicicletta senza ruotine, quando mi insegnarono ad andare in bicicletta da solo?
Pauroso: Certo! E infatti hai visto che bella capocciata che hai dato le prime volte?
Adulto: Ma ora so andare in bicicletta, grazie proprio anche alle capocciate che ho dato e che mi hanno fatto capire come devo mantenermi in equilibrio. Diciamo che ho imparato ad andare in bicicletta perché ho provato tanto, ho fatto tanti tentativi e piano piano ho capito come si faceva. Sicuramente non ci sarei riuscito se fossi rimasto a guardare la bicicletta senza mai salirci sopra.
Pauroso: Ma se non ci fossero stati i tuoi genitori a guidarti, sicuramente non avresti imparato così facilmente.
Adulto: ma certo! Ma questo vuol dire che abbiamo sempre bisogno degli altri, ma siamo noi a dover decidere se salire sulla bicicletta e cominciare a pedalare da soli oppure se farci sempre trainare dai nostri genitori per tutta la vita.
Pauroso: ma io non sto parlando di farsi trainare dai genitori per tutta la vita.
Adulto: ma mi stai facendo una testa cosi’ perche’ io non impari ad assumermi le mie responsabilita’ e non impari ad apprezzare la gioia di fare le cose che mi fanno stare bene con la mia coscienza.
Pauroso: Ma tu sai che puoi sempre farle queste cose.
Adulto: no, non mi inganni piu’! Non basta sapere che le posso fare, cosi’ come non bastava sapere come funzionava la bicicletta. Devo imparare a farle, facendole, cosi’ come ho imparato ad andare in bicicletta provando tante volte. Solo cosi’ diventeranno mie e i miei sogni diventeranno realta’. Finche’ daro’ ascolto ai tuoi avvertimenti, rimarro’ sempre nel mondo virtuale dei sogni.
Pauroso: Allora fai pure di testa tua!
Perle di buon vivere
Siccome nessuno ce lo insegna, ho deciso che è giunto il momento di mettere nero su bianco una serie di preziose indicazioni tratte da alcuni testi di Analisi Transazionale e di Logoterapia; indicazioni utili per capire come funziona il mondo e come si può imparare a giocare da campioni: non sono americanate, sono i frutti di una lunga esperienza di analisi e di riflessione su migliaia di casi di persone disadattate o anche solamente frustrate da una vita che non capiscono e che subiscono invece di vivere pienamente.
Cominciamo con la prima perla:
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La conquista dell'autonomia è lo scopo fondamentale dell'analisi transazionale.
Essere autonomi significa essere in grado di governare se stesso e di determinare il proprio destino; essere in grado di assumersi la responsabilità delle proprie azioni e dei propri sentimenti e di abbandonare i modelli di comportamento ingiustificati e non adatti al "qui e ora".
Tutti abbiamo la capacità di raggiungere un certo grado di autonomia ma, nonostante si tratti di un diritto naturale dell'essere umano, pochi la raggiungono realmente.
Berne (creatore dell'Analisi Transazionale) scrive:
«L'uomo è nato libero, ma tra le prime cose, apprende ad agire secondo direttive altrui e trascorre tutto il resto della sua vita a fare ciò. La sua prima schiavitù è nei confronti dei genitori. Egli segue per lo più le loro istruzioni, solo in pochi casi mantenendo il diritto di scegliere i propri metodi e consolidandosi così con un'illusione di autonomia».
Si illude di aver conquistato l'autonomia colui che pensa di essere riuscito a cambiare il proprio copione quando ne ha cambiato in realtà solo lo scenario oppure i personaggi o i costumi: ma non ne ha cambiato l'essenza fondamentale.
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Quindi, illudersi di diventare indipendenti mandando a quel paese i propri genitori non funziona: si continuerà a ragionare secondo gli schemi appresi durante l'infanzia, illudendosi di essere diventati autonomi: cambia solo lo scenario, ma il nostro comportamento non si è evoluto.
Prosegue Berne:
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«Una persona realmente autonoma è quella che dimostra di possedere o recuperare tre capacità: consapevolezza, spontaneità, intimità».
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Cosa significa tutto questo?
Lo vedremo alla prossima puntata...
Ripreso da un mio commento...
La vita non è un sogno se non per chi ha deciso di dormire per tutta la vita.
E' più interessante aprire gli occhi e rendersi conto che la realtà supera sempre la fantasia e che i sogni sono troppo perfetti per essere veri, per essere belli.
Sognare sì, ma tenere gli occhi ben aperti per realizzare il realizzabile: il resto, mettetelo sotto i piedi e passate oltre... perchè non serve a niente.
La gioia di vivere non ha bisogno di sogni per crescere, ma di attenzione alla realtà.